Chi Siamo

ISTITUZIONE DELL' AZIENDA

L'Azienda Forestale della Regione Calabria (A.Fo.R.) nasce con la legge regionale n. 20 del 19 Ottobre 1992, come Ente strumentale della Regione per assolvere in modo unitario a tutti gli interventi sul territorio nel campo della forestazione e della difesa del suolo, compito assolto sino ad allora da una moltitudine di Enti, Uffici ed Ispettorati del Corpo Forestale dello Stato.

L'Azienda avvia le sue attività alla fine del 1994 con la nomina, da parte del Presidente della Giunta Regionale, di un Commissario Straordinario e di un Direttore Generale provvisorio.Le sedi sono precarie in quanto la struttura operativa, ancora in formazione, è costituita da pochissime unità. E' nel Febbraio del '95 che l'Azienda si stabilisce definitivamente a Catanzaro, in via Vinicio Cortese.

La gestione commissariale si è conclusa nel Marzo del '96 con la nomina del primo Consiglio di Amministrazione presieduto dal Dott. Alessandro Turchi, fiorentino, Ufficiale del Corpo Forestale dello Stato. A lui è subentrato, nuovamente, un Commissario Sraordinario, il dott. Bruno Fimmanò, dirigente del Ministrero delle Finanze, romano di adozione con origini calabresi.

Dopo circa un anno si è insiedato il Consiglio di Amministrazione, presieduto dall'on.le Domenico Antonio Basile, calabrese di Vibo Valentia, sostituito nel novembre 2004 dall'arch. Francesco Macrì.

 

 

ARTICOLAZIONE DELL'AZIENDA

L'A.Fo.R. esercita le sue funzioni sul territorio dell'intera Regione attraverso una struttura tecnico-amministrativa organizzata in Uffici Periferici, tutti dipendenti dalla sede centrale, sita nel Capoluogo di Regione, dove si trova la Direzione Generale e gli uffici dei principali Servizi.

Quadro organizzativo:

  • Sede Centrale A.Fo.R., via V.Cortese, 2 Catanzaro
  • Uff. Periferico di Catanzaro, via degli Angioini, 143/b Catanzaro
  • Uff. Periferico di Cosenza, via degli Stadi  Cosenza
  • Uff. Periferico di Crotone, via Capitini, 21 Crotone
  • Uff. Periferico di Reggio Calabria, via Ciccarello Reggio Calabria
  • Uff. Periferico di Vibo Valentia, Piazza Regina Elena, Mongiana


 

 

IL TERRITORIO

La Calabria è dotata di una straordinaria varietà di paesaggi e di specie animali tale da potersi considerare una sorta di sintesi dell'intera natura Italiana. Quasi 800 chilometri di coste, sei massicci montuosi, un'estensione forestale tra le più cospicue d'Italia e un'imprevedibile ricchezza d'acque interne, ne fanno lo scrigno di un patrimonio unico in natura da proteggere e conservare per il futuro.

 

 

Al confine con la Basilicata, a nord, si estendono il Pollino, caratterizzato da grandi bastionate calcaree, altipiani e praterie, canyon fluviali (il più noto è quello del Raganello), ed i Monti di Orsomarso, dove si alternano fitti boschi, dolci distese di pascoli, profonde forre rocciose in cui scorrono i corsi d 'acqua. Entrambi i massicci ospitano il pino loricato, maestosa conifera endemica, con esemplari vecchi fino a mille anni, simbolo della zona e muti testimoni delle sue irreperibili e uniche vicende geologiche, storiche, antropologiche ed etniche. L'alternanza di vallate, dirupi, gole, pascoli d'alta quota e climi diversi fa sì che la fauna e la flora della zona siano estremamente varie. Mentre sul fresco versante lucano non mancano i boschi di abeti e  faggi, i torridi versanti esposti a sud consentono la sopravvivenza della macchia mediterranea, di fichi d'India ed euforbie.Quanto alla fauna, essa conta svariate specie rare o in via di estinzione. Accanto ai numerosi rapaci che nidificano sulle rocce (l'aquila, il gheppio, il falco pellegrino), troviamo preziose popolazioni di lupi e di caprioli e forse, favorita dall'accidentata idrografia del territorio, qualche esemplare della rarissima lontra, che vive e pesca nei corsi d'acqua più limpidi.

Al centro della regione si allarga il vasto altopiano della Sila, oltre 150 mila ettari di estese foreste punteggiati di laghi, pascoli e praterie; un dedalo di fitti boschi, valli, fiumi e torrenti serpeggianti. La specie più diffusa è il pino laricio, anche in questo caso una conifera endemica che talvolta raggiunge i due metri di diametro e i 40 metri d'altezza. In genere dà vita a boschi puri, molto densi, spesso con alberi maturi, talvolta con la presenza di altre piante come il cerro (Arnocampo) e l'abete bianco (Gariglione). Molto importante e ugualmente comune è il faggio. Belle e pittoresche, le faggete conferiscono all'ambiente un'atmosfera suggestiva quando in autunno le foglie si colorano di rosso. È meno frequente invece l'abete bianco, un'elegante conifera che può raggiungere altezze ragguardevoli, fino a 40-50 metri. Ha il limite meridionale della sua distribuzione peninsulare proprio in Calabria. Grazie ai tronchi lunghi e dritti, simili a colonne, i boschi formati da questi alberi hanno l'austerità di grandi cattedrali naturali. L'abete bianco si trova spesso in associazione con il faggio con cui condivide esigenze ecologiche. Non va assolutamente dimenticato, specie nelle zone presilane, ll castagno, pianta che ha costituito un'importantissima risorsa nell'economia rurale. I castagneti ospitano, tra l'altro, una miriade di animali (insetti, uccelli, Fertili, topi, scoiattoli e ghiri), in una complessa catena alimentare. Tra le altre specie presenti sull'altopiano vanno ricordate il cerro, il pioppo tremulo, il tasso, l'agrifoglio, l'ontano napoletano, il carpino, l'acero di monte e l'orniello. Il sottobosco delle foreste silane, pur essendo piuttosto povero (soprattutto quello delle pinete), è il luogo ideale per i funghi, che prosperano all'ombra delle conifere: porcini, lattari, ovuli. Per quanta riguarda la flora minore, piante di diversa provenienza si ritrovano negli estesi pascoli, che a primavera sono un tripudio di colori. La primula, l'asfodelo, il botton d'oro, l'orchidea sambucina, i crochi, i narcisi, le viole, i nontiscordardimé, l'endemica luzola di Calabria, e la soldanella calabrese, tappezzano letteralmente alcune vallate. Nelle radure spiccano l'epilobio, la potentilla calabra e la digitale ferruginea. In Sila si trova anche, in buona quantità, una partircolare ginestra, la ginestra d'Inghilterra (Genista angelica). una pianticella piccola e spinosa detta localmente "ciciarella", la quale, nonostante sia tipica delle brughiere atlantiche, cresce in questi luoghi che costituiscono anche il suo limite meridionale. Con le sue enormi foreste, interrotte da ampi prati e da radure, la Sila è il luogo più adatto alle specie animali legate al bosco. L'animale più frequente, ed anche più facilmente osservabile, è lo scoiattolo meridionale, dalla bella livrea scura in contrasto con il ventre bianco, che trova nelle pinete silane il suo habitat ideale. Abbastanza comune è anche la volpe. Capace di adattarsi alle situazioni più diverse, questo mammifero dal pelo lungo, folto e morbido, di colore rosso ruggine sul dorso e grigio sul ventre (è caratteristica la lunga ed elegante coda), scava la tana sotterranea in un luogo soleggiato, tra i cespugli o in prossimità di radici. In Sila sono presenti anche il tasso, la faina, la puzzola, la donnola e il ghiro, il capriolo ed anche il cinghiale. Le vaste foreste di conifere e i boschi misti (soprattutto a faggio) dell'altopiano silano costituiscono l'ambiente privilegiato del picchio nero. Abbondante è, pure, la presenza degli uccelli. Tra i rapaci notturni, presenze importanti sono quelle del gufo reale, dell'allocco e del barbagianni; di giorno invece, con un po' di fortuna, è possibile osservare il volo della poiana, del falco pellegrino e del nibbio reale. Non mancano, infine, diverse specie di rettili. Sui pendii assolati, tra pietre. Alberi e arbusti, è frequente la vipera comune, più rari il columbro di Esculapio e l'innocuo cervone, il più grande serpente italiano.

Tra la Sila e l'Aspromonte ecco le Serre, impreziosite dalle austere abetine di Serra San Bruno, e dalle gole fluviali ioniche con le cascate più imponenti dell'intera regione, come quelle di Marmarico a Bivongi. L'essenza arborea più significativa delle Serre è l'abete bianco che, proprio qui più che in ogni altra montagna calabrese, trova condizioni favorevoli, per Il clima prevalentemente umido e per la copiosità delle precipitazioni. Nella stragrande maggioranza dei boschi, gli abeti sono misti a faggi, castagni e ontani napoletani e talvolta a cerri. Più raramente sono presenti acero montano e opalo tasso e agrifoglio. Nel sottobosco si incontrano eriche, agrifogli e ginestre ad altitudini più modeste, rispetto alle faggete, crescono roveri e farnetti. Per quanto riguarda la fauna tipica, sono presenti il cinghiale, la donnola, la faina, la puzzola, la martora; e poi il gufo reale, il falco pellegrino, l'allocco, la poiana. Comunissima è la volpe. Molto frequentemente si avvistato il corvo, il cuculo, la gazza ladra, il picchio rosso e il merlo comune.

Altra zona caratteristica della regione è l'Aspromonte. Erose pendici con enormi querce secolari si alternano a dense selve di pini, abeti e faggi; valli tappezzate da pascoli e da estese praterie si contrappongono a gole incassate e buie; una natura a tratti rigogliosa lascia spesso il passo a zone brulle e riarse dal sole. L'Aspromonte è quasi interamente ricoperto di boschi. Risalendo si possono incontrare, sui suoi quasi duemila metri di dislivello, tutte le principali fasce di vegetazione, tipica dei rilievi montuosi del Mezzogiorno. Le estese foreste del piano montano sono costituite in gran parte da faggete pure (ma non mancano i boschi misti con abete bianco o pino lancio). Il faggio con il suo aspetto elegante, slanciato, con la sua corteccia liscia e argentea e le sue foglie che in autunno assumono un colore rossastro, conferisce al paesaggio un'atmosfera molto suggestiva. Sui crinali intermedi si rinvengono formazioni rade e aperte nelle quali spiccano imponenti esemplari di rovere. Più in basso, ai boschi di leccio si alternano formazioni di farnetto, di roverella, di sughera e castagno; ma la più maestosa tra le essenze arboree del manto boschivo è il pino laricio dal tronco diritto e slanciato. La flora annovera in Aspromonte un gran numero di specie: la rarissima salvia incisa, il ranuncolo rupestre dell'Aspromonte, l'ailanto color zafferano, la silene calabrese, il limonio di Calabria, l'euforbia arborea e la ginestra. Fioriture di viole, narcisi, cuochi, asfodeli, orchidee colorano le praterie e i pascoli di alta quota,mentre il mirto, l'erica, il lentisco, la fillirea sono la costante delle macchie nelle zone più basse. L'oleandro insieme alle tamerici vegetano lungo i bordi e nel greto delle fiumare. l numerosi tratti di territorio difficilmente accessibili agli uomini, la scarsa antropizzazione, le estese e fitte foreste, le pareti rocciose isolate e imponenti, il diffuso a allevamento brado, la vantaggiosa posizione del massiccio al centro di alcune importanti rotte migratorie, sono tutti elementi che fanno dell'Aspromonte un paradiso per gli animali selvatici. Sono presenti, infatti, anche se non in modo considerevole, il lupo e l'aquila del Monelli. Frequenti sono i cinghiali, la martora, il gufo reale, il picchio nero, lo scoiattolo meridionale e il gatto selvatico.